Operazione “Colpo di Coda”, un altro tassello del mosaico

È scattata tra la notte di Lunedì e Martedì l’operazione “colpo di coda”, un operazione durata 12 mesi che sulla scia dell’operazione Minoauro ha inferto un duro colpo alla ‘ndrangheta chivassese ed ha aiutato a delineare il funzionamento del sistema di infiltrazione ‘ndranghetista in Canavese.

Colpo di coda ha portato all’arresto di 22 persone, accusate a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso,spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione illegale di armi ed estorsione. I nomi dei 22 arrestati sono: Massimo Benedetto (classe 1970), Walter Benedetto (classe 1975), Giuseppe Vincenzo Caglioti (classe 1968), Bruno Cavallaro (classe 1959), Ferdinando Cavallaro (classe 1965), Salvatore Cavallaro (classe 1962), Marco Cuccu (classe 1963), Antonino D’Amico (classe 1945), Giuseppe D’Amico (classe 1983), Salvatore Di Maio (classe 1955),Michele Dominello (classe 1979), Salvatore Dominello (classe 1981), Antonio Fotia (classe 1942), Beniamino Gallone (classe 1980), Gaetano Lo Monaco (classe 1970), Mario Tonino Maiolo (classe 1991), Pasquale Maiolo (classe 1959), Antonino Marino (classe 1972), Nicola Marino (classe 1972), Pietro Marino (classe 1945), Sebastiano Siclari (classe 1976) e Bruno Trunfio (classe 1964). Di questi, tredici sono legati alla cosca di Chivasso, sette a quella di Livorno Ferraris, mentre sono due i fiancheggiatori esterni, arrestati anch’essi, ma con l’accusa di possesso illegale di armi da fuoco. Tra i beni sequestrati dai militari in Piemonte e Calabria risultano: undici appartamenti, undici garage, 900mila euro tra conti correnti e fondi di investimento,  venticinque auto, sei armi da fuoco e migliaia di proiettili.  Beni di un valore pari a 4 milioni e mezzo di euro.

Nell’ordinanza di custodia cautelare del il gip Giuseppe Salerno si legge: << la ’ndrangheta ha determinato l’esito delle elezioni comunali del giugno 2011 di Chivasso. L’organizzazione criminale ha contribuito alle elezioni del sindaco Gianni De Mori del Pd ( dimissionario lo scorso gennaio, ndr) >>.

Durante quella sessione elettorale infatti, la ‘ndrangheta avrebbe appoggiato al primo turno la candidatura di Massimo Striglia (Udc), in modo da determinare il ballottaggio tra  centrodestra e centrosinistra, ossia tra Gianni De Mori (Pd) e Bruno Matola (Pdl). L’organizzazione sapendo di poter contare su 300 voti, decisivi per determinare  l’esito dei ballottaggi, propose il proprio sostegno a entrambi gli esponenti. Il Pdl rifiutò mentre il Pd avrebbe accettato e vinse (I voti raccolti dalla cosca hanno rappresentato effettivamente  l’ago della bilancia: la differenza tra i due candidati è stata di sole 309 preferenze).

<<l’elezione di un sindaco  – riporta ancora l’ordinanza- avrebbe assicurato al sodalizio criminale non solo appalti e commesse pubbliche, ma anche di entrare fisicamente nella giunta e di ampliare il proprio giro di affari e di influenze nelle attività economiche direttamente (o indirettamente) gestite e ciò con l’avvallo delle istituzioni anche sovracomunali o con il connivente silenzio>> .

Nessun candidato è indagato perché il reato di voto di scambio prevede il passaggio di denaro (che in questo caso non è avvenuto) e perché il posto di assessore promesso in cambio dei voti non fu mai assegnato, complice l’operazione Minotauro che, scattata poco dopo il voto, decimò la “locale” di Chivasso e fece suonare il campanello d’allarme del neosindaco che ha trattenuto la delega dell’assessorato.

L’operazione è stata denominata colpo di coda ma è tutt’altro che finita, occorre infatti evitare che l’attenzione su questo tema diminuisca. I tentacoli della corruzione e della criminalità organizzata sono sempre più attivi in questo momento di fermento politico, come dimostrano le varie indagini sui rapporti tra malaffare e politica che in questi ultimi mesi rappresentano in Italia i temi di maggiore attualità politica.

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