Due Coral a processo

“Mi chiamo Nevio Coral, sono nato a Gruaro il primo maggio 1940 e sono incensurato”

Così esordisce l’ex sindaco di Leinì all’interrogatorio fiume durato più di cinque ore, tenuto dalla procura di Torino nell’ambito del processo Minotauro. E’ accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Coral non trattiene le lacrime nel ripercorre la sua carriera politica: è la prima metà degli anni 90, dopo la bufera di tangentopoli e il commissariamento del comune di Leinì quando decide di intraprendere la carriera politica con una lista di centrodestra. “sono stato il Grillo di tanti anni fa ma con i piedi per terra, e abbiamo stravinto” afferma con fierezza.

Viene eletto per ben due mandati alla guida del comune di Leinì, prima di lasciare il testimone al figlio Ivano.  E nel 2005 l’ex primo cittadino assume un incarico all’interno del gruppo di maggioranza.

I pm chiedono chiarimenti sui dubbi episodi intorno alle campagne elettorali per le elezioni regionali del 2005 della nuora Caterina Ferrero  e di suo figlio Ivano per le elezioni comunali di Leinì svoltesi nel 2009.  “Nessuno ha mai avuto bisogno di voti” si difende lo stesso Coral, “se esiste un paese che non ha infiltrazioni mafiose è Leinì, se ci fosse stata ce ne saremmo accorti tutti”.

Vengono ascoltate in aula diverse intercettazioni, una in particolare tra Bruno e Giovanni Iaria, ritenuti i boss della locale di Cuorgnè, i due riferendosi all’ex sindaco di Leinì dicono: “il giocattolo ci serve, produce soldi..”. L’imputato risponde piangendo, “non è possibile essere brutalizzati in questo modo a 73 anni”.

Un altra intercettazione riguarda lo stesso Coral e Vincenzo Argirò, ex boss di Caselle, i due dopo essersi riconosciuti si danno appuntamento per il giorno seguente all’hotel Verdina di proprietà Coral. E’ l’Hotel Verdina, appunto, che il 20 maggio 2009 ospita 13 persone a cena, tra queste Argirò e Coral, che paga il conto per tutti. Egli non nega di aver partecipato a quella cena in piena campagna elettorale ma assicura “per me erano solo imprenditori, se avessi saputo chi erano veramente sarei corso subito dai carabinieri”

Viene infine letta, da parte dei pm, un’ intercettazione telefonica risalente al 5 giugno 2009. Questa volta tra Francesca Argirò (figlia di Vincenzo Argirò) e Todarello Vincenzo, quest’ultimo afferma la necessità di sostenere Ivano Coral alle elezioni comunali e che  per farlo hanno ricevuto 24 mila euro. I risultati elettorali  arrivano puntuali dopo pochi giorni, Coral figlio ottiene la maggioranza dei voti in paese.

Il 13 giugno 2009, da un intercettazione ambientale viene captato un dialogo tra Vincenzo Argirò, sua moglie e Todarello, i tre dicono “noi gli abbiamo dato i risultati” ora dobbiamo “tenere in pugno” Coral.

Tutte le accuse vengono respinte, Coral definisce “falsi” i dialoghi ascoltati in aula e afferma “La mente umana è imprevedibile”.

Due persone diverse, due Nevio Coral diversi, sembra di ascoltare in aula. Il primo è sicuro di sé. Capace, lavorando sin dall’età di 13 anni, di costruire un impero commerciale in grado di fatturare in ogni parte del mondo. Un uomo fiero e orgoglioso del suo intuito imprenditoriale prima e politico poi.

Il secondo scoppia in lacrime pensando alla sua ingenuità, per  il “non essersi accorto” della presenza della ‘ndrangheta nel suo paese e di averci avuto rapporti in 15 anni di amministrazione comunale.

L’interrogatorio continuerà Martedì 2 Aprile sempre dall’aula bunker del carcere “Lo Russo-Cotugno” , seguirà il controesame da parte della difesa e le dichiarazioni spontanee di alcuni imputati.

Luca Puzzangara

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