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Il confronto tra i cinque candidati Sindaco di Ivrea

Si è svolto martedì 14 maggio 2013 il confronto tra i cinque candidati Sindaco di Ivrea sui temi della Piattaforma L4 in vista delle prossime elezioni comunali del 26-27 maggio

Ecco di seguito i video con gli interventi dei Candidati.

Franesco Comotto

Tommaso Gilardini

Alberto Tognoli

Pierre Blasotta

Carlo Della Pepa

Presentazione piattaforma L4 14 Maggio 2013

Martedì 14 Maggio verrà presentata la piattaforma politica “L4-Libera per Ivrea” presso l’Oratorio San Giuseppe (via Varmondo Arborio 6 Ivrea), a seguire discussione con i cinque candidati a Sindaco di Ivrea: Pier Blasotta, Francesco Comotto, Carlo Della Pepa, Tommaso Gilardini e Alberto Tognoli.

L4

Piattaforma politica per le elezioni comunali di Ivrea (maggio 2013)

“Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” è nata il 25 marzo 1995 con l’intento di sollecitare la società civile nella lotta alle mafie e promuovere legalità e giustizia. Oggi Libera è un coordinamento di oltre 1600 associazioni, gruppi, scuole e realtà di base, territorialmente impegnate per costruire sinergie politico-culturali e organizzative capaci di diffondere la cultura della legalità democratica in Italia.
Libera è apartitica, non sposa alcuna ideologia precostituita, né sostiene alcun partito. Ma non per questo Libera non fa politica. Libera, per sua natura, è un soggetto politico in quanto pratica e promuove la cittadinanza attiva e la partecipazione alla vita della polis. La politica di Libera è legata a proposte che vogliono essere una base per lo stimolo di azioni tradotte dalle Istituzioni in prassi. Un esempio su tutti è la legge 109/96 sull’uso sociale dei beni confiscati alle mafie, un traguardo raggiunto grazie a un milione di firme raccolte con una petizione popolare lanciata proprio da Libera nel 1995.

Libera Ivrea propone ai candidati Sindaco del Comune d’Ivrea quattro impegni concreti da sottoscrivere pubblicamente e realizzare una volta eletti, al fine di promuovere una concreta cultura della legalità democratica nella Pubblica Amministrazione e sul territorio comunale.

1. ESCLUSIONE DEI CANDIDATI CONDANNATI
1.1 Chiediamo alle forze politiche di non candidare persone rinviate a giudizio o condannate, anche solo in primo grado, per reati di mafia o contro la pubblica amministrazione.
1.2 Chiediamo alle forze politiche di non allearsi con chi abbia tra i propri rappresentanti persone rinviate a giudizio o condannate, anche solo in primo grado, per reati di mafia o contro la pubblica amministrazione.

2. ANTIMAFIA CIVILE A LIVELLO COMUNALE
2.1 Proseguimento della partecipazione del Comune di Ivrea ad Avviso Pubblico – Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie, con la consapevolezza che tale azione richiede partecipazione e impegno da parte dell’intera Amministrazione.
2.2 Approvazione formale del Codice Etico per gli Amministratori locali, noto come “Carta di Pisa”, con il fine di favorire la massima trasparenza e promuovere un reale spirito di condivisione dell’attività politica.
2.3 Continuità nel celebrare il 21 marzo, la “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie”, in ottemperanza alla legge regionale n.14 del 2007 e attivazione di tutti gli interventi previsti dalla legge al fine di promuovere educazione, informazione e sensibilizzazione in materia di legalità.

3. LOTTA ALL’EVASIONE CONTRIBUTIVA
Sviluppo di progetti in collaborazione con l’Agenzia delle Entrate e le Forze dell’Ordine, o altri enti ritenuti idonei, per la lotta all’evasione contributiva sul territorio. Riutilizzo delle eventuali maggiori entrate comunali per progetti di educazione dei giovani ad una cittadinanza responsabile.

4. PREVENZIONE E AZIONE CONTRO IL GIOCO D’AZZARDO
Attenzione al gioco d’azzardo, che risulta strettamente connesso a forme diverse di corruzione, di evasione fiscale e allo sviluppo di stili di vita caratterizzati da dipendenza. Attivazione di iniziative a tutela in particolare dei giovani e delle categorie più vulnerabili, come laboratori nelle scuole, e coinvolgimento di Enti ed Istituzioni nel sensibilizzare e promuovere iniziative.

Due Coral a processo

“Mi chiamo Nevio Coral, sono nato a Gruaro il primo maggio 1940 e sono incensurato”

Così esordisce l’ex sindaco di Leinì all’interrogatorio fiume durato più di cinque ore, tenuto dalla procura di Torino nell’ambito del processo Minotauro. E’ accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Coral non trattiene le lacrime nel ripercorre la sua carriera politica: è la prima metà degli anni 90, dopo la bufera di tangentopoli e il commissariamento del comune di Leinì quando decide di intraprendere la carriera politica con una lista di centrodestra. “sono stato il Grillo di tanti anni fa ma con i piedi per terra, e abbiamo stravinto” afferma con fierezza.

Viene eletto per ben due mandati alla guida del comune di Leinì, prima di lasciare il testimone al figlio Ivano.  E nel 2005 l’ex primo cittadino assume un incarico all’interno del gruppo di maggioranza.

I pm chiedono chiarimenti sui dubbi episodi intorno alle campagne elettorali per le elezioni regionali del 2005 della nuora Caterina Ferrero  e di suo figlio Ivano per le elezioni comunali di Leinì svoltesi nel 2009.  “Nessuno ha mai avuto bisogno di voti” si difende lo stesso Coral, “se esiste un paese che non ha infiltrazioni mafiose è Leinì, se ci fosse stata ce ne saremmo accorti tutti”.

Vengono ascoltate in aula diverse intercettazioni, una in particolare tra Bruno e Giovanni Iaria, ritenuti i boss della locale di Cuorgnè, i due riferendosi all’ex sindaco di Leinì dicono: “il giocattolo ci serve, produce soldi..”. L’imputato risponde piangendo, “non è possibile essere brutalizzati in questo modo a 73 anni”.

Un altra intercettazione riguarda lo stesso Coral e Vincenzo Argirò, ex boss di Caselle, i due dopo essersi riconosciuti si danno appuntamento per il giorno seguente all’hotel Verdina di proprietà Coral. E’ l’Hotel Verdina, appunto, che il 20 maggio 2009 ospita 13 persone a cena, tra queste Argirò e Coral, che paga il conto per tutti. Egli non nega di aver partecipato a quella cena in piena campagna elettorale ma assicura “per me erano solo imprenditori, se avessi saputo chi erano veramente sarei corso subito dai carabinieri”

Viene infine letta, da parte dei pm, un’ intercettazione telefonica risalente al 5 giugno 2009. Questa volta tra Francesca Argirò (figlia di Vincenzo Argirò) e Todarello Vincenzo, quest’ultimo afferma la necessità di sostenere Ivano Coral alle elezioni comunali e che  per farlo hanno ricevuto 24 mila euro. I risultati elettorali  arrivano puntuali dopo pochi giorni, Coral figlio ottiene la maggioranza dei voti in paese.

Il 13 giugno 2009, da un intercettazione ambientale viene captato un dialogo tra Vincenzo Argirò, sua moglie e Todarello, i tre dicono “noi gli abbiamo dato i risultati” ora dobbiamo “tenere in pugno” Coral.

Tutte le accuse vengono respinte, Coral definisce “falsi” i dialoghi ascoltati in aula e afferma “La mente umana è imprevedibile”.

Due persone diverse, due Nevio Coral diversi, sembra di ascoltare in aula. Il primo è sicuro di sé. Capace, lavorando sin dall’età di 13 anni, di costruire un impero commerciale in grado di fatturare in ogni parte del mondo. Un uomo fiero e orgoglioso del suo intuito imprenditoriale prima e politico poi.

Il secondo scoppia in lacrime pensando alla sua ingenuità, per  il “non essersi accorto” della presenza della ‘ndrangheta nel suo paese e di averci avuto rapporti in 15 anni di amministrazione comunale.

L’interrogatorio continuerà Martedì 2 Aprile sempre dall’aula bunker del carcere “Lo Russo-Cotugno” , seguirà il controesame da parte della difesa e le dichiarazioni spontanee di alcuni imputati.

Luca Puzzangara

Firenze 1993 –Firenze 2013

Sono passati vent’anni da quel lontano 1993 eppure sembra passato moltopoco tempo, purtroppo. In quel vicino-lontano 1993 in via dei Georgofili a Firenze un attentato uccideva una famiglia innocente.

Firenze, una delle più importante città d’arte veniva colpita al cuore, proprio nel suo centro storico. Perché? La mafia aveva voluto dare un segnale: poter colpire ovunque in Italia, soprattutto fuori dalla Sicilia, per “forzare la mano” alle istituzioni politiche, per modificare alcune leggi,specie quelle contro il carcere duro per i mafiosi, e porre nuove condizioni nelle quali operare per i propri interessi politici ed economici all’interno del Paese.

A Firenze dunque il 16 marzo Libera, Associazioni, Nomi e Numeri contro le Mafie, organizza la Giornata della Memoria di tutte le vittime di mafia, proprio in ricordo di quanto avvenne vent’anni fa. Da Ivrea sono partiti un centinaio di ragazzi facenti parte del Presidio “Domenico Noviello” di Ivrea e i ragazzi del progetto Scu.Ter. delle scuole superiori della città “Botta”, “Gramsci” e “Olivetti”. La partenza prevista nella notte tra il 15 e il 16 marzo,  ha portato 110 ragazzi a Firenze per la mattina del 16 marzo pronti a manifestare assieme a tanti gruppi provenienti da tutta Italia la voglia di legalità e giustizia che una parte del Paese ha rappresentato per le strade di Firenze insieme ad altre 150.000 persone. Tante erano le persone che si sono ritrovate nella Città Medicea e, soprattutto, un lungo serpentone pieno di gente allegra e “colorata” ha sfilato per le sue vie dalla Fortezza da Basso fino a giungere nei pressi dello Stadio “A. Franchi” a dimostrare la propria voglia di impegno contro la mafia e ogni tipo di oppressione ed ingiustizia, di solidarietà nei confronti di coloro che avevano perso i propri congiunti per colpa dei vili attentati mafiosi. Sul palco diverse persone esponenti di associazioni politiche e della società civile in ricordo delle vittime di tutte le stragi mafiose, soprattutto della strage dei Georgofili, hanno voluto esprimere questi sentimenti, accompagnati sempre dall’applauso caloroso della folla a partire dal saluto del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano letto dal Prefetto di Firenze.

Infine ha parlato Don Luigi Ciotti, colui che ha voluto queste giornate, ricordando a tutti le parole che i familiari delle vittime di Firenze di vent’anni prima avevano detto: NON UCCIDIAMOLI UNA SECONDA VOLTA!! Detto con la sua solita energia quasi a voler scuotere con la forza delle proprie parole e della propria voce tutta la folla presente in piazza (e quanti ancora vi stavano giungendo), a voler scuotere coloro che da casa lo stavano ascoltando ma, soprattutto, gli uomini politici che in contemporanea al suo discorso stavano eleggendo i nuovi presidenti della Camera dei Deputati e del Senato. Detto a coloro i quali avevano forse maggiore responsabilità politica di quanto era avvenuto negli anni degli attentati e soprattutto verso coloro che nulla avevano fatto per agevolare chi voleva conoscere la verità verso le molte stragi di mafia e che, anzi, verso quei magistrati provava fastidio e cercava in tutti i modi di ostacolarne il lavoro e minarne la credibilità.

NON UCCIDETELI UNA SECONDA VOLTA!!! Ha parlato poi della Mafia come una PESTE che invade e colpisce tutta la società e della parola “LEGALITÀ” utilizzata anche da quelle persone che invece la calpestano ogni giorno con i loro comportamenti. Il grido che più volte è risuonato per richiamare la gente per non dimenticare chi erano coloro che vennero uccisi e quali furono i loro sforzi e i loro impegni per la legalità nelle loro terre, il loro sacrificio estremo per difendere fino in fondo le loro idee e non piegarsi supinamente alla legge del più forte solo perché armato. Ha poi richiamato al coraggio di fare scelte scomode anche in nome della legalità, ha parlato di Speranza di un futuro migliore, di un cambiamento non solo per la giustizia verso le vittime ma anche verso i carnefici perché possano cambiare il loro futuro e con loro tutti quelli che si trovano all’interno dei vari carceri minorili in Italia, per tutti quei giovani che in estate andranno nei campi di “E…state Liberi” o che hanno marciato per le strade di Firenze. Ha parlato del Rinascimento delle coscienze e dell’impegno personale di ognuno per non delegare ad altri ma per essere protagonisti in prima persona specie per lo sviluppo della CULTURA, perché è l’istruzione può fare molto più della giustizia contro la mafia, (ricordando le parole di Nino Caponnetto) e Don Peppino Diana che invitava allo stupore e alla conoscenza per continuare a camminare per un futuro migliore.

Prima dell’intervento di Don Luigi Ciotti sono stati letti i nomi delle quasi mille vittime di mafia e di ogni vile attentato.  Nel pomeriggio, sparsi per la città si sono svolti diversi laboratori e seminari a tema della legalità, della giustizia e dell’impegno civile, molte erano però le persone che hanno visitato la città stessa e non poteva mancare una sosta in Via dei Georgofili luogo della strage, per un momento a ricordare il perché si era a Firenze e per riprendere le parole della mattinata di Don Luigi Ciotti e dei familiari delle vittime della strage.

Al termine della giornata, nonostante la stanchezza per un viaggio in pullman non proprio dei più comodi e per i chilometri della mattinata, quelli del pomeriggio per raggiungere i luoghi dei laboratori o visitare la città, per i partecipanti è rimasta la sensazione di una bella esperienza che soprattutto dava la carica per quello che pochi giorni dopo sarebbe successo nelle diverse città italiane grandi e piccole.

Il 21 Marzo, primo giorno di primavera Giornata della Memoria contro le vittime di tutte le mafie. Anche a Ivrea si è svolta in Piazza Ottinetti la stessa manifestazione avvenuta a Firenze qualche giorno prima. Una piccola manifestazione è partita dai giardinetti davanti al Liceo “C. Botta” di Ivrea per giungere nella piazza dove tutti i sindaci dei comuni amici di Libera hanno partecipato contribuendo a  leggendo i nomi della vittime di Mafia, con loro erano presenti anche alcuni giovani delle scuole eporediesi e soprattutto delle scuola secondaria di primo grado di Banchette che hanno letto anche loro i nomi delle vittime.

Una manifestazione molto semplice ma che ha dato un segno anche nella nostra città dell’impegno contro la piaga della mafia, un impegno che dev’essere sempre costante e vigilante specie dopo quanto sta avvenendo da diversi anni nel territorio canavesano e che è stato reso palese dal processo “Minotauro”.

Gabriele Guabello

(foto di Erika Laino)